Buon successo per la Ferrari nelle sale cinematografiche

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Con tre soli giorni di programmazione nelle sale italiane, il docufilm dedicato alla monoposto che ha rivoluzionato la storia dei motori e fatto tornare la Rossa ai fasti dei primi tempi ha conquistato di sicuro il pubblico. Ferrari 312B è stato infatti il secondo film più visto in Italia nel periodo tra il 9 e l’11 ottobre, a riprova del grande affetto che gli appassionati riversano sulla Casa di Maranello in ogni circostanza.

Il rombo Ferrari sul grande schermo. Quando si scrive (o legge) Ferrari non si può fare a meno di pensare al rombo dei motori, tanto caratteristico quando affascinante. Ed è per questo che la parola “sogno” compare molto di frequente accanto al brand: un sogno alla portata di tutti, come sa chi ha utilizzato i servizi di Rse Italia, la società che consente di guidare nelle principali piste d’Italia sentendosi come uno dei tester impegnati in un giro in Ferrari a Maranello, il tracciato “di casa” per le Rosse, grazie a pacchetti che comprendono anche il noleggio di vari modelli di Ferrari supersportive.

La scintilla della riscossa. Un “binomio” reso possibile anche grazie alla rivoluzione avviata poco meno di mezzo secolo fa, nel 1970: allora, le Ferrari in Formula 1 arrancano, ma la Casa di Maranello riesce a invertire la tendenza e torna a dominare la scena, imponendosi sulle rivali e diventando il mito che resiste ancora oggi (nonostante le difficoltà attuali). E c’è un momento preciso in cui le monoposto italiane smettono di soccombere alla velocità e all’affidabilità delle monoposto realizzate dagli “assemblatori“.

Inversione di tendenza. È questo il nome che gli ingegneri della Ferrari riservano, non senza un malcelato disprezzo, ai team come Williams e McLaren che, anziché dedicati alla costruzione completa dell’auto da corsa, acquistano motori fabbricati da altri e pure con ottimi risultati, visti i successi nei vari campionati mondiali di velocità. Ed è appunto sul finire degli anni Sessanta che a Maranello cambia qualcosa, grazie all’intuizione del direttore tecnico della Scuderia, l’ingegnere Mauro Forghieri, che parla direttamente al Drake Enzo Ferrari dicendogli che “dobbiamo fare un’auto rivoluzionaria, dimenticarci del passato. Dobbiamo osare“.

Dalla storia al film. Sono queste le premesse della “Ferrari 312B“, la monoposto che debutterà nel mondiale 1970 sfiorando da subito il titolo piloti (andato poi postumo all’austriaco Rindt, ma sfumato solo all’ultima gara) e imponendosi poi negli anni successivi come una delle più vincenti della storia della Rossa. Ed è proprio a questo gioiello che Andrea Marini ha voluto dedicare il suo ultimo documentario, in cui racconta come l’ex pilota Paolo Barilla abbia riportato in pista la 312B, grazie al supporto dello stesso Forghieri, per farla gareggiare ancora una volta al Gran Premio Storico di Montecarlo.

L’innovativo motore Ferrari. Un film ricco di emozioni e di ricordi, che si snoda attraverso le parole dei protagonisti dell’epoca, dai piloti ai tecnici e ingegneri, che si soffermano soprattutto a evidenziare la straordinaria innovazione di quel modello e del suo motore: è proprio il propulsore V12 ad animare (rianimare) la Ferrari, riportandola agli antichi fasti. Il motore è a 12 cilindri contrapposti e posizionati in orizzontale, capace di abbassare il baricentro della vettura e risultare più compatto e leggero, a tutto vantaggio della velocità e della guidabilità della monoposto, come dimostrato subito anche dai risultati in gara.

L’emozione del pubblico. Il film riesce a ripercorrere questa storia, facendo emozionare lo spettatore anche nella “rincorsa” al restauro della monoposto: lo raccontano anche i commenti e le recensioni del pubblico, in cui si sottolineano il grande grado di coinvolgimento che deriva dalla visione e da una storia di “passione, di persone, di abilità di grandi artigiani italiani“. Ovvero, tutto quello che è racchiuso nel marchio Ferrari.

 

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